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Come comportarsi con i bambini capricciosi

Nei primi anni di vita i bambini sono così piccoli che, per esprimersi e far capire ai genitori quello che provano e ciò di cui necessitano, hanno a disposizione solo le espressioni del viso.

Nei primi anni di vita i bambini sono così piccoli che, per esprimersi e far capire ai genitori quello che provano e ciò di cui necessitano, hanno a disposizione solo le espressioni del viso, soprattutto il pianto e il riso, i primi gesti e le prime tentate parole.

A partire dal secondo anno di età tuttavia, con lo sviluppo delle capacità cerebrali e psico-motorie, iniziano a manifestarsi i primi capricci, le piccole e primordiali manifestazioni della loro indipendenza ed individualità. Quello dei genitori è un "mestiere" che non ammette vacanze, per cui, per il bene dell'armonia di tutta la famiglia e per il benessere dei propri bimbi, bisogna essere preparati ad affrontare questa fase e trovare il modo di gestire i bambini capricciosi.

In età da capricci

Al raggiungimento dei due anni di età quindi, mamma e papà abituati a confrontarsi pacificamente con il figlio, si ritroveranno spiazzati di fronte alle sue prime proteste per mangiare, dormire o giocare. Il bambino arrossisce, strilla, batte i pugni, mette il muso e addirittura scoppia a piangere quando la sua volontà non viene assecondata in tutto per tutto.

Perché questo repentino cambiamento? Se chiedete al vostro pediatra di fiducia, questi vi dirà che il bambino sta entrando in una nuova fase della sua vita, in cui è avvenuto il distacco dalla madre e ha preso coscienza di essere un individuo da lei distinto. Per affermare la sua libertà, inizia quindi a manifestare la sua volontà e il cosiddetto periodo del "no": in questo momento il bimbo vuole mettere alla prova il suo potere, andando a contrastare il volere dei genitori e, in generale, tutto ciò che gli viene detto.

Non dobbiamo fargliene una colpa, perché il bambino non lo fa per dispetto o per mal volere nei loro confronti: semplicemente non ha ancora sviluppato una coscienza autocritica e non riesce a distinguere quali sono i comportamenti giusti e sbagliati, per cui fa i capricci quando gli viene negato quello che momentaneamente lo rende felice.

Ma quanti capricci!

Viene fatta una distinzione tra capricci emotivi e capricci manipolativi: il capriccio emotivo va inteso come una crisi generalmente dovuta a sentimenti ed emozioni incontrollati, che devono essere espressi per ricevere attenzione e consolazione. Il capriccio emotivo si origina per diversi motivi: sonno, fame, rabbia, paura, stress e talvolta anche per una semplice voglia di coccole; in ogni caso vanno interpretati come una piccola richiesta di aiuto ed espressione di un bisogno o di un disagio, magari per un cambio pannolino troppo rimandato. Inoltre vengono fatti più o meno con chiunque, anche con estranei, come la tata, e si manifestano con urla e grossi pianti che scoppiano improvvisamente e finiscono dopo poco, ricevuta la giusta risposta.

I capricci emotivi sono più comuni nei bambini di due o tre anni, quando l'autocontrollo non è ancora sviluppato, per cui ogni elemento di disagio e frustrazione, per il piccolo diventa un piccolo dramma.

Molto diverso è il capriccio manipolativo, che non si manifesta nei primi anni di vita perché non è un atteggiamento innato ma un comportamento che si apprende con il tempo. Infatti, l'intento è in un certo senso competitivo: il bambino sfida il volere dei genitori e fa i capricci per forzargli la mano ed ottenere quello che vuole. È per questo che il capriccio non viene indirizzato a tutti, ma solo ad alcuni individui, i genitori, i nonni, i fratelli maggiori e talvolta anche gli insegnanti, con i quali il bimbo si mette in competizione.

Anche se le primissime manifestazioni si possono avere intorno ai due anni, questo tipo di capriccio si affina con il tempo, fino a diventare uno strumento pericoloso nella fase adolescenziale, in cui talvolta il ragazzo mente al padre per ottenere ciò che vuole dalla madre.

Da piccoli questo capriccio si manifesta con un pianto privo di lacrime e smorfie della bocca; il suo teatro inizialmente è l'ambiente domestico e si scatena tanto velocemente quanto rapidamente finisce, se non riceve considerazione. Le motivazioni possono essere le più svariate, espressioni della propria scelta e libertà, dal rifiuto di mettere a posto i giochi o rifare il letto, al capriccio per guardare la televisione o giocare ancora.

Bambini capricciosi

Per contrastare questo tipo di capricci un grave errore che molti genitori commettono è quello di punire con lo studio: "Vai in camera tua a studiare!". Questa non è sempre una soluzione vincente, perché è bene che i bambini non vedano i libri come una punizione, ma imparino anzi ad amarli, in modo da non avere futuri problemi di approccio con l'asilo nido e poi con la scuola materna. Ogni maestra in genere è abituata ai capricci dei bambini, per cui possiamo rivolgere a lei alcune domande su quali metodi usare anche a casa, per risolvere tali difficoltà.

Anche nel campo dell'alimentazione i capricci vanno per la maggiore, soprattutto nel confrontarsi con alimenti nuovi ed apparentemente poco invitanti, tanto che alcuni psicologi parlano di una sindrome della neofobia. L'importante è fargli capire che anche a tavola vanno seguite delle regole, ossia che bisogna sempre mangiare quello che si ha nel piatto e provare quello che viene proposto, perché non ci sono alternative e la scortesia e gli sprechi non sono tollerati. Soprattutto sul mangiare, ma anche sulle normali regole della buona convivenza domestica, dare il buon esempio è molto importante, quindi anche gli adulti della casa e i fratelli maggiori possono spiegare al proprio figlio, nipote o fratellino qual è il giusto modo di comportarsi, dandogli degli input positivi e dei consigli utili per la sua crescita interiore.

Dopo le prime prove, fatte nell'ambiente protetto della propria casa, questi tipi di capricci maturano, a ritmo con il bambino, e si spostano anche all'esterno. È infatti nei luoghi pubblici e in presenza di estranei, come a scuola, nei negozi o a casa di amici, che i bambini hanno il coltello dalla parte del manico perché, per far smettere un capriccio imbarazzante fatto in pubblico, molti genitori tendono ad assecondare le loro pretese. Ovviamente non è questa la soluzione; anzi, al contrario, assecondandoli in tutto e per tutto, si rischierà di perdere il controllo della situazione, crescendo dei bambini prepotenti, aggressivi e viziati, che un osservatore esterno definirebbe "maleducati". La lotta contro i capricci è infatti un'educazione continua all'autocontrollo e al rispetto, che è bene trasmettere ai bambini finché sono piccoli, di modo che possano farne tesoro anche nell'età adulta.

Un freno ai capricci

Dato che questi due tipi di capricci sono l'espressione di esigenze ed atteggiamenti molto diversi, sta ad ogni genitore capire quali sono le cause scatenanti e la giusta soluzione, conoscendo anche l'indole e il carattere del proprio bimbo.

Soprattutto nei bimbi molto piccoli, i capricci emotivi sono richieste che non vanno ignorate; per arginarli bisogna lavorare sulla capacità di autocontrollo, che va esercitata con calma e pazienza, perché è solo grazie al nostro contributo e al tempo che il bambino imparerà tale disciplina, capendo che ci sono altri modi di esprimere le proprie emozioni. Finché i bambini sono molto piccoli, bisogna quindi sopportare le loro piccole crisi e cercare di prevenirle, evitando cambi di programma ed imprevisti che potrebbero sconvolgere l'abituale routine dei nostri figli.

A differenza di quest'ultimo, il capriccio manipolativo va stroncato e contrastato sul nascere, perché non è più una richiesta d'aiuto ma un'affermazione di forza. Anche se può essere difficile, fastidioso o imbarazzante vedere i nostri bambini turbati e sentirli strillare, contro questi atteggiamenti è necessario essere risoluti: a decidere sono gli adulti e se al bambino non sta bene dovrà assumersi la responsabilità del suo comportamento capriccioso e subirne le conseguenze.

Le minacce impossibili risultano quindi inefficaci, perché il bambino deve verificare sulla sua pelle cosa succede in caso di disubbidienza. Ovviamente non si sta parlando di ricorrere alla violenza fisica o alle male parole, ma di affermazione della propria autorevolezza, che è sempre rivolta solo al bene dei nostri piccoli.

Poche regole, ma chiare

La reazione del genitore al capriccio del figlio sarà la soluzione al problema, che impedirà che la cosa si ripeta in futuro. I pediatri e gli esperti di psicologia dell'età infantile sostengono che, nel caso di un bambino che fa i capricci, bisogna essere risoluti e presentargli delle regole di comportamento semplici e coerenti.

E' necessario sia evitare di acconsentire ad ogni richiesta, sia imporre netti rifiuti immotivati o promettere esemplari punizioni, specie se si tratta evidentemente solo di minacce. Per questo, ad un cattivo comportamento deve seguire una proporzionata punizione ed è importante che su questo mamma e babbo siano sempre concordi e solidali tra loro ed agiscano insieme.

Un rischio possono essere i nonni o gli zii, che talvolta tendono a viziare i bambini accontentandoli in tutte le loro richieste, anche contro il parere dei genitori. Anche con loro bisogna parlare chiaro su quali sono le regole della casa e le cose che possono essere concesse o no a loro figlio, in modo da non confonderlo con messaggi contrastanti o dargli una scappatoia per ottenere quello che vuole alle spalle dei genitori.

L'altra faccia della medaglia, fondamentale per far crescere un bambino in un'atmosfera ricca di amore e sicurezza, è che quando si comporta bene, fa il bravo e segue le regole è giusto che venga lodato e premiato. Così come un comportamento sbagliato va segnalato e punito, secondo un chiaro rapporto causa-effetto, di modo che il bambino possa comprendere ed imparare come comportarsi, allo stesso modo i comportamenti positivi vanno sottolineati e premiati, cercando di fargli capire che sono quelli giusti da seguire.

La giusta educazione del nostro bambino contribuirà alla formazione di un senso critico e di una scala di valori nella sua coscienza, che sarà poi la base di partenza su cui imposterà i suoi comportamenti e la sua capacità di distinguere le cose giuste da quelle sbagliate, in base al suo punto di vista.