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Curve crescita bambino

Per alcuni genitori rappresentano una vera e propria ossessione, per altri unicamente uno strumento da pediatra. A qualsiasi categoria apparteniate, oggi dedicheremo un po' di tempo alle tabelle percentili e, in generale, alla curva di crescita del vostro bambino.

Le tabelle percentili nascono come riferimento utile ai pediatri per confrontare la crescita dei bambini e dei ragazzi di una certa fascia di età con i loro coetanei. Molto più spesso diventano il sistema per rassicurare i genitori sul corretto accrescimento dei loro figli. Attenzione, però, a non esagerare e a non interpretare in maniera eccessivamente criticaquesti grafici. Anche se vengono periodicamente aggiornate dall'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) in base ai nuovi valori, dati e trend di crescita, indubbiamente presentano delle pecche. Queste tabelle, ad esempio, pur essendo specifiche per ogni etnia, distinguendo tra maschio e femmina, valutano più il contesto nel quale il bambino cresce rispetto al bimbo stesso. Se è pur vero che un neonato nordafricano e uno asiatico non possano avere le stesse dimensioni alla nascita e che non possano crescere allo stesso ritmo per quanto riguarda i kg e l'altezza, sarebbe più adeguato valutare quale sia la crescita corretta per quel soggetto specifico.
Allo stesso modo, bambini occidentali nati da genitori dalle dimensioni minute non possono avere le stesse misure dei figli nati da persone di alta statura. Le tabelle percentili dovrebbero, quindi, tenere conto anche della famiglia di appartenenza.
Aggiungiamo, per concludere, che i tempi di crescita sono diversi da persona a persona. Se in un certo periodo vostro figlio sembra il più piccolo fra i suoi coetanei, non è detto che il suo corpo, arrivato al liceo, non sia alla pari con quello degli altri ragazzi!

Per realizzare queste tabelle sono state registrate le misure (peso, altezza, ma anche circonferenza cranica e massa corporea) di 1000 bambini e ragazzi campione, i quali sono stati poi divisi in 100 gruppi da 10 ragazzi l'uno. Queste misure si traducono in un grafico che contiene tante linee e curve, chiamate percentili. I percentili corrispondono ognuno a un gruppo da 10 ragazzi e non sono altro che dei range entro i quali è possibile considerare se la crescita del bambino è nella norma.

Nei primi percentili si trovano i bambini o ragazzi dalle dimensioni più piccole. Negli ultimi percentili quelli con una proporzione superiore. Buona parte dei bambini, però, si trova nei percentili intermedi. Se vostro figlio esce dai percentili, per difetto o eccesso, non è necessariamente il caso di allarmarsi, la sua salute e benessere non sono in pericolo. Ma è sicuramente il caso di seguire con attenzione la crescita del vostro bambino e di programmare periodiche visite di controllo dal pediatra.

Potrete sicuramente trovare le tabelle percentili specifiche per l'età e il sesso del vostro bambino all'interno del libretto pediatrico. In caso contrario, svolgete una ricerca online e troverete del materiale stampabile.

LE NUOVE CURVE DI CRESCITA

Negli ultimi anni gli esperti ricercatori di Oxford hanno effettuato uno studio che si è concretizzano in un nuovo sistema di calcolo della curva di crescita del bambino, il quale promette non solo di essere più adeguato, ma anche di trasformarsi in uno strumento utile nella prevenzione e individuazione di possibili malattie genetiche: un sistema di misurazione universale, valido per tutta la popolazione mondiale e molto più preciso. Se avete partorito di recente, forse vi sarete già imbattute in questo metodo.

Si chiama Intergrowth-21 e la prima, grande novità che introduce è il fatto che i calcoli sulla crescita del bambino iniziano già durante la maternità. Il feto è monitorato e viene valutato il suo benessere e lo sviluppo intrauterino. I fattori raccolti vengono utilizzati come punto di partenza per determinare la crescita sana del bambino.
Questo metodo non tiene conto dell'etnia; ma fa una valutazione sugli eventuali arresti di crescita, i sintomi di mal nutrizione e obesità. Il tutto per scoprire quali bisogni nutrizionali non sono soddisfatti, a quali malattie può andare incontro il bambino e le sue condizioni di salute generali.

Ecco i 5 punti fondamentali che vengono presi in considerazione dal metodo Intergrowth-21: la circonferenza cranica; il diametro biparietale; la lunghezza del femore; la circonferenza addominale; il diametro occipito-frontale.

MIO FIGLIO NON MANGIA

A questo punto appare sempre più evidente che, al di là dei numeri, quello che conta davvero è garantire al vostro bambino una crescita sana e armonica. A contribuire non sarà solo una dieta corretta ed equilibrata, ma anche uno stile di vita adeguato.

Tuttavia non c'è mamma che durante le visite periodiche con il pediatra non dichiari di avere qualche difficoltà nei momenti dei pasti, che i suoi figli non mangiano abbastanza, che non assumono la giusta quantità di frutta e verdura o che si rifiutano di assaggiare nuovi cibi. Come fare a garantire uno sviluppo sano quando quello che sta alla base di tutto, ovvero la corretta alimentazione, ha delle falle? Ecco alcuni dei problemi più frequenti e i nostri consigli, divisi per fascia di età.

DAI 6 AI 12 MESI

È raro che lo svezzamento, l'approccio con i primi cibi solidi, inizi e prosegua senza alcun intoppo. Dopo tanti mesi sfamato unicamente a latte (artificiale o materno), il piccolo sarà un po' disorientato mentre impara a conoscere le nuove consistenze e i nuovi sapori. Così potrebbe succedere che anche per settimane non riusciate a fargli assumere un pasto completo, riempiendovi di preoccupazioni e domande.

Il nostro suggerimento è, prima di tutto, non caricate il momento del pasto di ansia. Partite già con l'idea che la pappa che avete preparato con tanta cura potrebbe rimanere tutta nel piatto (o finire nel pavimento). Non caricatevi di aspettative e proponete il cibo al bambino con il sorriso, siate sereni. Lasciate che con questo piatto il piccolo giochi, che prenda il cibo contenuto al suo interno con le mani e che lo esplori a livello tattile. È ormai dimostrato, infatti, che i bambini ai quali sono concessi questi stimoli, crescono avendo un rapporto mentale più sereno con il cibo. Non preoccupatevi dei vestiti e mettete dei teli di plastica o dei giornali a terra per evitare di dover lavare ogni volta il pavimento. Favorite questo comportamento di gioco impiattando frutta e verdura in modo simpatico e creativo. Componete ad esempio oggetti, delle facce o degli animaletti divertenti nel piatto. Lasciate al bambino la possibilità di prendere il cibo con le mani almeno fino ai 24 mesi.

Infine, sperimentate con gli ingredienti. Le prime pappe dei vostri bambini potrebbero rimanere nel piatto anche e semplicemente perché non gradite. Variate la combinazione degli ingredienti, la marca dell'omogeneizzato o del formaggio, fino a capire quali sono le combinazioni di gusto che più soddisfano i vostri bimbi. In ogni caso, tenete presente che, dopo i primi mesi di svezzamento, ovvero quelli durante i quali si tende a proporre cibi più semplici, l'arrivo di pietanze più complesse esaporite in tavola aumenterà l'appetito e la curiosità di vostro figlio.

DA 1 A 2 ANNI

I bambini, a differenza di noi adulti, non mangiano a priori: mangiano se ne hanno bisogno. Quindi non stupitevi se in certi periodi vostro figlio sarà quasi inappetente. Significa che in quel momento il suo organismo non cerca il sostegno di grandi quantità di energia. Presto imparerete che a questi momenti ne seguiranno altri di fame costante, probabilmente corrispondenti a un periodo di crescita in altezza, di sviluppo del linguaggio, di maggior impegno motorio o di acquisizione di nuove abilità. Se avete rilevato questo, non forzate mai vostro figlio a mangiare. Lasciate che si regoli secondo natura. Se, invece, il poco appetito di vostro figlio è una costante e notate un deperimento fisico e una minore energia nello svolgere le attività quotidiane (a casa e a scuola), consultate il vostro pediatra.
Quando il bambino avrà qualche anno in più, potrete tentare di spiegargli l'importanza di introdurre certi alimenti, trovare accordi e compromessi. A questa età, invece, come introdurre nella dieta del bambino gli alimenti indispensabili ma che proprio non gli sono graditi? Vi sconsigliamo nel modo più assoluto di imporre un certo tipo di alimentazione o di insistere. Piuttosto, trasformate questi alimenti in un piatto più accattivante o dategli una nuova personalità. Le polpette, ad esempio, sono perfette per far mangiare ai vostri figli verdura e legumi e, in più, si possono mangiare con le mani. Se nemmeno questi accorgimenti funzionano, prendete in esame l'alimento che il bambino non vuole proprio mangiare e cercate tutti quelli che hanno lo stesso valore nutritivo. In sostanza, sostituite questo alimento con un altro di pari importanza, ma gradito al bambino.

DA 2 A 3 ANNI

Flessibilità. Forse è questa la parola più adatta in questa fascia di età. Siate flessibili e non perdete la pazienza di fronte all'eventuale rifiuto di mangiare da parte di vostro figlio. I bambini in questo momento tendono a essere molto coinvolti dalle attività, dai giochi che stanno facendo. Capita, quindi, che non riescano a rilassarsi e a pensare a qualcosa di diverso, come il cibo. Se all'ora di pranzo proprio non hanno fame, lasciate stare la disciplina e le regole. Permettete di posticipare e lasciate che siano loro a dirvi quando hanno fame.

Ma il gioco potrebbe non essere l'unica causa dell'inappetenza. Alcuni bambini sono sazi con poco. Se non lontano dai pasti hanno bevuto un succo, un bicchiere di latte o mangiato un pezzo di pane, questo potrebbe aver già colmato la loro fame. Per regolare l'appetito di vostro figlio provate, quindi, a diminuire le quantità di cibo fra un pasto principale e l'altro. Cercate, per quanto possibile, di puntare tutto sulla colazione, sul pranzo e sulla cena.
Se, nonostante tutte queste indicazioni, vostro figlio continua a perdere peso o a dimostrarsi particolarmente giù di tono, consultate il medico pediatra, il quale potrebbe prescrivervi alcuni esami specifici per l'individuazione delle intolleranze o allergie alimentari. Variazioni di appetito possono essere registrate anche nel periodo delle vaccinazioni.