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Lo sviluppo affettivo del bambino

Molti studi di psicologia dell'età infantile si sono concentrati sulla quantità e sulla qualità del rapporto e del legame che esiste tra il bambino e i suoi genitori, identificandoli come principali e uniche condizioni di partenza per capire le relazioni affettive che questi sarà in grado di stabilire in futuro, una volta cresciuto.

Soprattutto il primo anno di vita e il legame con la madre sono fondamentali per la formazione del suo amor proprio e del senso di fiducia negli altri e in sé stesso.

Per cui, in questa fase così importante per lo sviluppo dei bambini, corrispondente ai primi mesi dopo la nascita, è bene essere attenti nel considerarli e nel rispondere ai loro bisogni, senza commettere l'errore di ignorarli o trascurarli credendo che siano troppo piccoli per accorgersi delle nostre disattenzioni.

Presenza, contatto, cura, affetto, sono gli elementi indispensabili per assicurarci che in futuro riescano ad avere rapporti sani, equilibrati e felici, non solo con noi, ma anche con le altre persone che entreranno a far parte delle loro vita.

Dall'emozione al sentimento

Anche se può essere difficile descrivere il significato di "emozione", i dizionari ci vengono in aiuto con una definizione precisa: un'emozione è un processo interiore che nasce a causa di uno stimolo che risulta rilevante per gli interessi dell'individuo e che si accompagna a cambiamenti fisiologici, comportamenti espressivi e sentimenti.

Volendo descrivere l'evoluzione dell'affettività nel bambino, dobbiamo quindi partire dalle emozioni: esse sono le prime a manifestarsi nell'animo del piccolo, con la visione, il contatto e la percezione della madre, e rappresentano la base di partenza per la formazione dei sentimenti e quindi per la costruzione dei legami affettivi.

Questo primo rapporto che si instaura tra madre e figlio, assomiglia un poco all'innamoramento, tant'è che nei libri e nella cultura cinematografica all'amore materno è data molta importanza e molto spesso viene descritto come la forma più pura di amore. Per capire meglio come si formano i primi sentimenti nell'animo degli infanti, ripercorriamo le tappe dello sviluppo affettivo del bambino, in base alle fasce d'età e ai vari stadi di attaccamento, separazione e affermazione di sé.

Tra simbiosi e attaccamento

Nelle prime settimane di vita, dopo l'evento sconvolgente del parto, il bambino è totalmente orientato a riappropriarsi dello stato di equilibrio in cui era il suo corpo durante il periodo della gestazione; inizialmente prevalgono gli stati di sonno e i processi fisiologici rispetto a quelli psicologici, anche se in risposta agli stimoli esterni iniziano a maturare le prime emozioni.

Piacere e disagio sono il binomio di emozioni che si alternano nell'animo dei neonati nei primi mesi di vita e il prevalere dell'una o dell'altra è da mettere in relazione con l'avvenuta o mancata soddisfazione dei suoi bisogni primari, quali nutrimento, cura, coccole e sonno.

Dato che in questo periodo l'unica in grado di appagare a pieno tali bisogni e necessità è la madre, la sua figura viene percepita dal bambino come indistinta da sé stesso. A partire dal secondo mese si parla infatti di fase simbiotica, per cui il bambino non riesce ancora a percepire il suo io come distinto da quello della madre, come quando era nel suo utero.

Con questo rapporto particolare di identificazione e fusione tra mamma e bambino, nasce anche il primo legame affettivo dell'infante, che prova verso la mamma, l'unica in grado di alleviare il suo disagio, recargli piacere con le sue cure e capire il suo linguaggio speciale, un forte attaccamento, tanto da soffrire in caso di separazioni, anche momentanee.

Lo sviluppo affettivo del bambino

La nascita psicologica del bambino

Seconda le teorie della psicoanalista Margaret Mahler, oltre alla nascita biologica, che rappresenta un evento concreto e avviene in un preciso momento, il bambino ha anche una nascita psicologica, distinta dalla prima. Essa è identificabile in realtà come un processo che inizia a manifestarsi a partire dal quarto mese e fino al terzo anno di vita e che coinvolge il bambino nella sfera psicologica.

A partire dal quarto mese infatti, il bambino inizia un percorso di auto consapevolezza che lo porterà a capire che il suo io non coincide con quello della madre, con la quale fino al quel momento si era identificato in una perfetta e completa fusione, ma è un'entità autonoma e distinta con delle proprie caratteristiche individuali.

Quello da lei denominato processo di separazione-individuazione, è un processo intrapsichico che rimarrà sempre attivo nell'inconscio anche una volta che il bambino sarà diventato adulto e che potrà ripresentarsi nei suoi futuri rapporti interpersonali ed affettivi.

Un volta interiorizzato questo senso di separazione e presa coscienza della propria individualità e personalità, avverrà la nascita psicologica del bambino, passando attraverso successive conquiste ed esperienze riguardanti il proprio corpo, le proprie capacità e il mondo esterno.

I passaggi dalla separazione all'individuazione

La rottura dello stato di simbiosi con la madre, che segna anche l'evoluzione del loro rapporto affettivo, guidato dalla scelta e non dalla sola necessità, ha inizio verso i 5 mesi: in questo periodo infatti il bambino inizia a sviluppare i sensi e a percepire meglio l'ambiente esterno, compresa la presenza o l'assenza della madre, messa alla prova nella sua capacità di continuità nel considerarlo e seguirlo.

Intanto inizia la scoperta del proprio corpo e la sperimentazione delle sue potenzialità, grazie alle acquisite capacità motorie che vanno via via perfezionandosi e su cui si concentrerà la sua attenzione, distogliendola talvolta dal pensiero della madre.

Alcuni bambini manifestano atteggiamenti altalenanti, per cui in certi momenti sembra che provino quasi piacere nell'allontanarsi dalla madre e in altri vanno alla sua ricerca, per porgerle degli oggetti o farle dei versi o dei sorrisi. è il legame affettivo che si sta evolvendo e la cui conclusione lo porterà a prendere coscienza di essere un'individualità distinta da quella della madre, non solo a livello mentale ma anche fisico.

A partire dagli otto e nove mesi, grazie alle migliorate capacità motorie, i bambini inizieranno infatti a stare seduti da soli, gattonare e ad afferrare oggetti, azioni che prima dipendevano solo dal sostegno di mamma e papà.

A compimento di questo processo naturale e spontaneo, il legame affettivo madre-figlio ne uscirà molto cambiato a livello qualitativo e in un certo senso migliorato, non essendo più impostato in funzione del bisogno e delle modalità egocentriche del bambino, ma sulla scelta e sull'affetto disinteressato.

Io, la mamma e gli altri

Acquisita la consapevolezza di essere un individuo separato dalla mamma e di potersi rapportare in maniera autonoma alla realtà esterna, il bambino inizia a provare dei sentimenti più definiti, come gioia, rabbia e paura, e ad interessarsi anche ad altri soggetti per instaurare nuovi e solidi legami affettivi.

Il babbo, finora figura quasi invisibile, seppur presente e partecipe delle sue prime fasi di vita, dal nono mese in poi inizia a diventare un soggetto con cui interagire attivamente, non solo per le attività legate al gioco, e piano piano potrà diventare un nuovo punto di riferimento, quasi paragonabile alla mamma.

In questa fase il loro legame affettivo diventa più forte e consapevole e questo dà sicurezza al bambino per aprirsi a nuovi legami ed accogliere nuove persone all'interno della sua cerchia speciale di affetti, interni all'ambito familiare: fratelli e sorelle, nonni e nonne, zii e zie, ma anche amici di famiglia e, talvolta, amici speciali come i propri peluche e pupazzi preferiti.

La fase di distacco dalla madre e di avvicinamento a nuovi soggetti è un momento fondamentale nello sviluppo affettivo del bambino, che se viene affrontata in modo naturale e con serenità, permette al bambino di sviluppare un senso di benessere affettivo e di fiducia nel prossimo che lo accompagnerà nel corso della sua vita.

Un mondo da scoprire

Con la consapevolezza di avere una base affettiva solida su cui contare, potendo sempre contare sul ruolo protettivo dei genitori, il bambino potrà aprirsi al mondo, anche quello esterno al suo spazio protetto rappresentato dall'ambiente familiare. A partire dai 18-24 mesi, con le prime frequentazioni dell'asilo, il bambino avrà l'occasione di instaurare legami affettivi di diversa natura e qualità anche verso persone a lui estranee.

Superata la paura dell'estraneo della fase simbiotica, che lo portava ad angosciarsi nel caso venisse preso in braccio da persone diverse dalla mamma, in questa fase il bambino risulta più ricettivo a tutti gli stimoli e alle sensazioni esterne e sviluppa quindi più facilmente nuovi legami affettivi con le persone che entrano nella sua quotidianità, come educatrici, insegnanti e altri bambini.

A scuola di vita

Quello dell'asilo, della scuola materna, elementare e così via, rappresenta un bel campo di prova per le emozioni del bambino, che dovrà confrontarsi e stabilire un rapporto di comunicazione con gli altri, con le loro similarità e differenze rispetto a lui, e sopportare la possibilità di vedere i propri bisogni non soddisfatti in tutte le occasioni.

Superati i sentimenti basici dei primi anni di vita, dai 5 anni in su il bambino inizierà a provare emozioni nuove e sentimenti contrastanti, che talvolta potranno risultare anche incontrollabili: data l'incapacità di gestire la propria affettività e l'inesperienza nel controllare i propri moti emotivi, non è inusuale che i bambini di questa età manifestino atteggiamenti estremi ed aggressivi.

In questa fase è importante non drammatizzare, temendo che i nostri figli soffrano di gravi disturbi comportamentali o problemi di salute di tipo cognitivo, visto che, nella maggioranza dei casi, si tratta di piccole manifestazioni di egoismo ed egocentrismo per sfogare le sensazione forti come il desiderio di possesso, la rabbia o l'insoddisfazione; sentimenti tipici di questa fase di passaggio che i nostri figli attraversano, nel loro complesso percorso personale di sviluppo dell'autocontrollo e della sfera affettiva.

In questa dinamica sociale si inseriranno anche le prime simpatie/antipatie verso i compagni di giochi e di studio, preferendo la compagnia di alcuni al posto di altri sia per sintonia che per convenienza.

A partire dalle scuole elementari, grazie anche alle norme di comportamento nel rapportarsi con gli altri recepite dall'ambiente familiare, i rapporti con i coetanei si stabilizzeranno acquisendo toni più moderati, anche a causa della migliorata capacità di comprendere la propria affettività e gestire le proprie emozioni.

Già a questa età potranno anche manifestarsi, spesso dietro incoraggiamento degli adulti e della moda del "fidanzatino", ormai diffusa nella nostra società, le prime simpatie infantili nei confronti dell'altro sesso, seppur di una qualità innocente e disinteressata. Questo interesse si acuirà con il raggiungimento dell'adolescenza, quando l'altro sesso sarà visto con un occhio diverso e diventerà il nuovo oggetto primario di interesse da parte dei nostri figli, che avvertiranno con gli anni un crescente desiderio di instaurare un nuovo tipo di legame affettivo, che è quello che si vive in coppia.

D'altronde il primo amore, nato tra i banchi di scuola, non si scorda mai, e anch'esso va a rappresentare un piccolo legame affettivo che fa parte del normale sviluppo e della crescita dei bambini.