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Lo sviluppo cognitivo del bambino

Cosa lega l'intelligenza e lo svizzero Jean Piaget allo sviluppo cognitivo di un bambino?

Cosa lega l'intelligenza e lo svizzero Jean Piaget allo sviluppo cognitivo di un bambino? Lo studioso ellenico, specializzato in psicopedagogia, ha dedicato i suoi studi e il suo interesse allo sviluppo intellettivo e cognitivo del bambino. Secondo la sua teoria, l'ambiente e la sfera affettiva ed emozionale rappresentano gli elementi fondamentali per alimentare lo sviluppo dell’intelligenza negli infanti.

Questa asserzione, sulla quale si sono impostate le moderne teorie psicologiche dell'età evolutiva, per definire l'intelligenza di un individuo dà, quindi, molto rilievo alla sua soggettività, all'impronta educativa e relazionale data dalla famiglia e al benessere affettivo nel quale ha trascorso la sua infanzia, nonché all'ambiente culturale e sociale di appartenenza.

Si sa, per ogni genitore il proprio bambino è il più intelligente del mondo, ma, nonostante ciò, è possibile definire delle tappe di passaggio obbligate, che ogni infante attraversa nel suo percorso di sviluppo intellettivo e cognitivo. Esse sono legate alle dinamiche generali della sua crescita e quindi ai progressi che i bambini effettuano nei processi di evoluzione motoria, emotiva ed affettiva.

Un potenziale da esprimere

Anche se le propensioni naturali hanno la loro rilevanza, è innegabile che la salute e la qualità della vita del bambino, affettiva ed emotiva, ma anche materiale, sono fattori che condizionano lo sviluppo della sua intelligenza. In base alla combinazione di queste condizioni, un bambino più o meno dotato per natura avrà infatti la possibilità e l'opportunità di esprimere o meno il suo potenziale cognitivo ed intellettivo.

Le possibilità economiche necessarie per poter fare diversi tipi di esperienze o accedere a percorsi di apprendimento di un certo livello, gli stimoli emotivi utili ad allenare la propria intelligenza, sperimentare cose nuove e coltivare le proprie passioni, le possibilità sociali per poter intraprendere un certo tipo di attività, sono i pezzi del complesso puzzle che in qualche modo condiziona lo sviluppo cognitivo dei bambini, offrendogli o negandogli gli strumenti per esprimere il massimo del loro potenziale.

Anche i neurobiologi hanno dovuto concordare con gli esperti di psicologia dell'età infantile, constatando che l'esperienza dell'individuo ne condiziona lo sviluppo cognitivo. Uno studio sui neonati ha infatti dimostrato che essere privati nei primi mesi di vita delle emozioni legate alla possibilità di giocare e di interagire con gli adulti, porta uno sviluppo psico-motorio più lento e una crescita minore del cervello.

È evidente quindi la relazione esistente tra il crescere in un ambiente stimolante dal punto di vista affettivo ed emotivo e gli effetti positivi sulla crescita e sullo sviluppo dell'intelligenza.

Questo perché i bimbi che si sentono amati, considerati ed accettati, sviluppano una maggiore fiducia e una mentalità più aperta e cominciano prima a sperimentare ed utilizzare le proprie capacità e potenzialità cognitive.

Sviluppo cognitivo

La strada dello sviluppo cognitivo

La strada dello sviluppo cognitivo del bambino è un percorso naturale, che lo porterà gradualmente ad allenare le sue capacità di percezione e cognizione, ad imparare a rispondere agli stimoli esterni, a controllare i propri moti interiori e il proprio comportamento, a stabilire relazioni e, con il passare del tempo, a servirsi del pensiero come di un gioco con cui costruire le proprie idee.

Per compiere i primi passi verso la comprensione di nuove cose, il neonato ha bisogno sia di stimoli verbali che di azioni, per cui è fondamentale che egli abbia molte opportunità di relazione con le sue figure di riferimento principali, in primis la mamma e poi il papà.

Secondo gli psicologi, tra 0 e 6 mesi nel bambino ha inizio lo sviluppo dell'intelligenza senso-motoria. Il suo sistema nervoso e i suoi sensi sono in fase di perfezionamento e grazie alla vista riesce a stabilire un primo contatto con i genitori e a percepire i primi suoni che saranno alla base della loro comunicazione. Nei primi mesi dopo la nascita egli impara gradualmente a dare un significato diverso ai gesti che gli vengono spontanei ed istintivi, a riconoscere i volti familiari e a capire il significato delle parole più comunemente usate.

Grazie al graduale miglioramento delle sue capacità motorie, intorno al sesto mese il bimbo comincia ad avere un maggiore controllo sul suo corpo, per cui sa toccare ed interagire con gli oggetti e le persone che gli stanno intorno. Un momento speciale per i genitori è quando il bimbo riconosce i loro volti e li cerca con gli occhi, segno del suo maturato senso della realtà e della capacità di riconoscere altro oltre a se stesso.

Sempre a questa età, un esempio importante del legame tra acquisita capacità motoria e sviluppo cognitivo, è il cosiddetto pointing, che altro non è, nell'atto pratico, la capacità di indicare utilizzando il dito. Questa conquista apre al bimbo la possibilità di comunicare ai genitori cosa vuole e al contempo permette a questi ultimi una più attiva interazione con lui, con conseguente maggiore affinamento delle capacità intellettive del bimbo.

Come genitori possiamo seguirlo in questo graduale processo di apprendimento e cambiamento, aiutandolo a conoscere e comprendere il mondo che gli sta intorno e chiamando sempre gli oggetti e le persone indicate in modo corretto, per far sì che lui possa apprendere informazioni reali, associando le immagini delle cose al loro vero nome.

Questo gli sarà utile nei mesi successivi per crearsi una mappa mentale della realtà che lo circonda, nonché un suo vocabolario personale, in attesa di confrontarsi con i primi tentativi di espressione. Il pointing consente al bambino di comunicare con gli adulti prima ancora di sviluppare le prime forme di linguaggio e crea soddisfazione in entrambi i soggetti di questo scambio comunicativo.

La scoperta dell'altro

Sperimentare la realtà esterna all'ambito familiare può spaventare i bambini, tanto che attorno all'ottavo mese si registra la cosiddetta angoscia dell'estraneo: essa si manifesta come il terrore di essere presi in braccio da soggetti che non siano il proprio padre o la propria madre.

Questo rifiuto non deve allarmare: non si tratta di un disturbo comportamentale, ma di una normale conseguenza della capacità di distinguere le differenze tra le persone, che sarà utile al bambino per diventare più autonomo, imparando a tollerare la presenza di altri e i periodi di distacco e separazione dalla mamma. Superato l'attaccamento verso i suoi cari, il bambino inizia il periodo della separazione-individuazione, che lo porterà gradualmente a prendere atto di essere un individuo autonomo.

Largo alla fantasia

Raggiunto il primo anno di età e perfezionate le abilità motorie e mentali che gli permettono di compiere molti più movimenti, come afferrare e stare seduti in maniera autonoma, i bambini iniziano anche a manifestare la loro fantasia e la loro immagine della realtà attraverso il cosiddetto 'gioco simbolico'. Secondo le regole di questo gioco, una scatola può diventare una macchinina, il suo peluche preferito un vero animale e così via.

Dato che 'fare finta' è molto divertente, non sorprendetevi troppo se i vostri bimbi vi porgeranno un piattino vuoto chiedendovi di mangiare, ma anzi assecondate la loro finzione e divertitevi con loro, per far sì che continuino ancora a coinvolgervi quando i loro giochi diventeranno più reali.

La forza della parola

Un traguardo importante dello sviluppo cognitivo del bambino è rappresentato dall'acquisizione del linguaggio. A partire dal 18°-20° mese i nostri bimbi hanno maturato le sufficienti capacità neurologiche per formulare le prime parole ed associarle agli oggetti di riferimento.

Attorno al secondo anno di vita sono addirittura in grado di formulare le prime frasi e possono vantare un vocabolario ben fornito, talvolta con parole inaspettate o di altre lingue, magari sentite all'asilo.

Questo è un momento importante, perché la possibilità di parlare con gli altri e di farsi capire è solo la prima tappa della loro maturazione intellettuale. L'acquisizione della parola permette infatti all'individuo di formulare ed esprimere pensieri e raccontare cose fatte, quindi di pensare e ricordare, allenando la propria memoria e costruendo via via la propria storia personale.

Un mondo incantato e prelogico

Nel periodo prescolare che va dai 2 ai 5 anni, il linguaggio dei nostri figli continua a svilupparsi, di pari passo con altre facoltà cognitive. Anche se in questa fase i nostri bimbi sono in grado di fare già dei ragionamenti, le astrazioni e le associazioni logiche gli sono ancora estranei.

In questa fase la loro intelligenza rientra nell'insieme preconcettuale: ad esempio, i bambini di questa età amano i cartoni animati e i libri di fiabe, tuttavia non sono in grado di capire che i personaggi che vedono sono inventati, ma credono che siano reali. Lo stesso vale per il caso più famoso, ossia Babbo Natale, per cui si dice che un bambino è ormai cresciuto quando comprende che non è una presenza reale.

Distruggere i sogni d'infanzia dei nostri figli svelando prima del tempo gli altarini è nocivo, perché anch'essi hanno una specifica funzione. La cosa più giusta da fare è lasciare che, con la maturazione delle loro capacità cognitive e l'affinamento del loro intelletto, imparino a distinguere la realtà dalla fantasia.

Il più intelligente della classe

Con l’inizio dell'età scolare, attorno ai 6-7 anni, si apre una delle fasi chiave della maturazione intellettiva e cognitiva dei nostri piccoli. La scuola rappresenta una bella palestra di apprendimento, nonché uno strumento utile per formare il loro carattere al rispetto delle regole e del prossimo.

Il confronto intellettuale con gli altri bambini potrà infatti mettere alla prova i nostri pargoli, spingendoli a migliorarsi e a stabilire un nuovo tipo di rapporto, ossia l'amicizia, alimentato dalla solidarietà e dalla voglia di imparare e lavorare insieme. Sta soprattutto ai genitori fare in modo che loro vivano in modo sano e spensierato questo periodo, senza mettergli pressione perché prendano i voti più alti e siano i più bravi della classe.

Giunti a questo livello di formazione, grazie ad uno sviluppo cognitivo ormai perfezionato, in genere i bambini sono in grado di fare associazioni complesse di eventi ed oggetti, suddividendoli in categorie, di memorizzare nuove informazioni, collegare e mettere in ordine temporale fatti accaduti, di capire i rapporti di causa-effetto, nonché di compiere calcoli e risolvere problemi servendosi di logica e astrazione.

La scuola elementare ha un ruolo chiave negli stadi dello sviluppo cognitivo infantile, perché grazie ad essa il bambino potrà gettare le solide basi sulle quali si imposteranno il suo futuro sviluppo cognitivo e i suoi futuri successi intellettuali, acquisendo un metodo di studio e ricerca e un approccio alla risoluzione dei problemi del quale potrà fare tesoro per tutta la vita.